Croce Rossa Italiana Gualdo Tadino – Esempio di Inclusività

Da 30 anni in prima linea per i bisognosi. Il Presidente Gelosia: “Speriamo di avere più Giovani tra i Volontari”

Continua il nostro viaggio all’interno delle associazioni gualdesi. Questa volta andremo a evidenziare l’infaticabile lavoro portato avanti dalla Croce Rossa Italiana di Gualdo Tadino. L’occasione non poteva essere delle migliori in quanto, proprio in questo 2024, l’organizzazione di volontariato festeggia i trent’anni di pre­senza sul nostro territorio. Per delineare gli aspetti dell’associazione, interpelliamo Roberto Gelosia, commissario della CR1 gualdese nel 2017 e presidente della stessa dal 2018.

“Siamo conosciuti da sempre per i classici trasporti in ambulanza, ma l’elenco è mol­to vasto e comprende un raggio d’azione che, soprattutto negli ultimi anni, è andato ad allargarsi. Per quanto riguarda il nostro territorio, che interessa pure il comune di Nocera Umbra, siamo specializzati nei sociale e forniamo assistenza ad un centi­naio di famiglie tramite pacchi alimentari e vestiario. In aggiunta ci occupiamo dei trasporti ordinari, attraverso ambulanza o con mezzi dí trasporto attrezzati per sedia a rotelle, al fine di accompagnare le persone presso gli ospedali. Effettuiamo anche degli spostamenti con vettura semplice per an­dare incontro a chi non ha la possibilità di muoversi. Il tutto avviene con un irrisorio rimborso chilometrico impiegato per sostenere i costi inerenti ai mezzi. Ovviamente svolgiamo dei servizi gratuiti per le perso­ne indigenti”.

“Parliamo senza dubbio di un’attività in­novativa e che può fare da apripista a li­vello nazionale. Il gruppo è nato nel 2013 e all’epoca accoglieva quindici ragazzi con diverse disabilità, sia a livello motorio che cognitivo. Sin da subito abbiamo puntato a creare un progetto che non riguardasse soltanto l’assistenza ma che mettesse in risalto l’inclusione. Siamo partiti organiz­zando con loro delle uscite nel weekend e devo dire che abbiamo riportato a casa de­gli ottimi risultati già dalle prime battute. I ragazzi stavano bene anche perché in breve tempo si era instaurato un clima familiare, mettendo in secondo piano il binomio as­sistente-assistito per favorire un rapporto spontaneo di amici­zia”.

“Quattro anni più tardi, grazie al regi­sta Lorenzo Evange­listi e a mia moglie Giuliana   Calcagni, delegata dell’Area Sociale della CRI di Gualdo Tadino Gualdo Tadino, abbiamo dato vita ad una vera e propria compagnia teatrale con spettacoli totalmente inclusivi. Ognu­no, infatti, è coinvolto nella recitazione attraverso scene studiate e strutturate in base alla propria disabilità. Facciamo un esempio? Se un ragazzo ha problemi nel memorizzare le frasi, la sceneggiatura può vederlo coinvolto all’interno di un vecchio ospedale psichiatrico in cui può recitare a braccio. Questo serve per non escludere nessuno e far sì che tutti, salendo sul palco, si sentano assoluti protagonisti… Una sen­sazione che, se ci pensi, assaporano di rado nel loro quotidiano. Proviamo un’emozione indescrivibile quando li vediamo partecipi e felici di far teatro”.

E in questo 2024 sono arrivati addirittura complimenti di Giulio Rapetti, in arte Mogol… “È successo lo scorso febbraio ad Avigliano Umbro, in occasione dello spettacolo “Di Vittoria in Vittoria” che abbiamo portato in scena nella sua scuola, al teatro Mogol del CET (Centro Europeo Toscolano, ndr). li Maestro è stato presente per l’intera dura­ta della performance e alla fine si è com­plimentato con i nostri ragazzi. Gli apprez­zamenti fanno sempre bene, figuriamoci quando arrivano da chi ha fatto la storia della musica italiana. Davvero una bella soddisfazione”.

“Prima di tutto consentimi di ringraziare l’associazione Pro Loco di Cerqueto che anche quest’anno ha messo a disposizione le strutture, e i propri volontari, per organizzare la cena di beneficienza. Con il rica­vato siamo riusciti ad abbattere quasi del tutto le quote di partecipazione, così da far vivere cinque giorni di mare ai nostri ragaz­zi. Come ogni anno, cerchiamo di render­li il più possibile autonomi spronandoli a compiere da soli delle azioni che per loro non sono sempre semplici, come lavarsi,-vestirsi, rifare il letto o la spesa. Inoltre non cerchiamo mai strutture che siano soltanto per disabili, poiché verrebbe meno il di­scorso di inclusività. A volte riscontriamo problemi nel trovare dei posti intenzionati ad ospitarci a tali condizioni, ma alla fine ci riusciamo”.

“Di sicuro quando li vediamo sorridere ap­pena entrano in acqua. Ognuno con mo­dalità diverse, ma tutti hanno la felicità dipinta sul viso. E poi il fatto che ti cerca­no con gioia e si fidano di noi. È chiaro che per i volontari risulta un po’ più complesso muoversi in strutture che non siano dedi­cate interamente alla disabilità, ma non ci interessa. Noi vogliamo che i ragazzi si sen­tano parte integrante delle attività. I nostri volontari, del resto, sono preparati per di­stricarsi in qualsiasi situazione”.

“Il primo step per entrare nella CRI, de­nominato per l’appunto ‘Corsi di accesso’, prevede dieci lezioni. Poi ci sono le varie specializzazioni, come quella per salire a bordo dell’ambulanza dopo un percorso formativo della durata di tre mesi e un esa­me finale. Sono presenti, inoltre, dei corsi per lo sportello sociale che ti preparano per rapportarti al meglio con le persone indi­genti. In un campo come il nostro la pro­fessionalità è alla base, ecco perché la CRI punta molto su selezioni e preparazioni di alto livello”.

“Organizziamo tutti gli anni, e siamo molto attivi nel pubblicizzarlo, un corso di accesso che richiama mediamente 40/45 volonta­ri… Non sono affatto pochi. Il problema è che poi molti non rimangono, specialmen­te i ragazzi. In proporzione, infatti, sono più gli adulti che decidono di restare con noi, mentre l’apporto dei giovani diminuisce. A livello nazionale la CRI ha scommesso mol­to sui giovani, adottando delle politiche a loro dedicate. Nei consigli d’amministrazio­ne di ogni Comitato nazionale e regionale, ad esempio, è previsto che un membro sia eletto unicamente dai giovani. Per quanto concerne il nostro gruppo, non possiamo parlare di una situazione drammatica ma non è come vorremmo. Mi piacerebbe ve­dere più giovani”.

“Be’, diciamo che ci sono svariate motiva­zioni ma le più comuni sono tre. Per quello che ho osservato, molte persone entrano nella CRI perché sensibili alle tematiche so­ciali e all’aiuto nei confronti dei bisognosi. Alcune sono attratte dal servizio in ambu­lanza e magari già affrontano studi che in­teressano la sfera sanitaria. Ci sono anche dei volontari, infine, che sono entrati per cultura personale e per la formazione ac­quisita dopo aver seguito i corsi”.

“La mole di lavoro ha raggiunto picchi im­pressionanti. Uscivamo con quattro o cin­que equipaggi al giorno e cercavamo di ve­nire incontro alle molteplici esigenze. Ab­biamo accompagnato all’ospedale le perso­ne che erano risultate positive e ci siamo mobilitati per portare spesa e medicine a chi non poteva muoversi, oppure i compu­ter per i ragazzi impegnanti nella didattica a distanza. Non nego che è stato davvero complicato gestire la situazione. Per fortu­na occupavamo già l’attuale sede, con 600 mq a nostra disposizione, altrimenti sareb­be stato impossibile accogliere le persone nell’appartamento in cui stavamo”.

“Diciamo che l’aumento della povertà, dunque delle richieste di aiuto, intensifica il nostro operato. Mi sconvolge vedere come sempre più famiglie, anche di ceto medio, cadano in difficoltà. Alcune vivono soltan­to un periodo complicato, mentre altre ri­schiano di non riprendersi. Proviamo a fare del nostro meglio. Un ulteriore aspetto è quello che interessa la mobilitazione degli equipaggi. Escono due mezzi al giorno per la convenzione che abbiamo stretto con il comune di Nocera Umbra, più due o tre viaggi ordinari. Ecco, attivare tutti questi volontari insieme risulta a volte problema­tico”.

“Al di là del garantire l’operato quotidiano, che ci vede impegnati in prima linea, vor­remmo portare all’attenzione dei Comitati nazionali il progetto delta nostra compa­gnia teatrale. Crediamo che sia un’attività davvero importante e potrebbe essere pre­sa come esempio”.

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